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giovedì 28 agosto 2008

18 settembre sciopero della pagnotta


Federconsumatori in accordo con altre realtà associative ha indetto per il 18 settembre lo sciopero della pagnotta. Se il nome dell'iniziativa può apparire singolare il contenuto non lo è per nulla. Il caro prezzi è a dir poco soffocante per le famiglie italiane, le quali si devono sobbarcare aumenti di costi spesso ingiustificati e di evidente origine speculativa.

Pertanto si inviatano gli italiani ad astenersi dall'acquisto di pane e pasta nonchè nei limiti del possibile all'acquisto dei carburanti per il giorno 18 settembre.

Come sempre un piccolo gesto che se reso di carattere nazionale darà il senso delle reali necessità del Paese.

Qui di seguito il comunicato stampa:

Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, ancora una volta riunite nell’Intesaconsumatori, scendono in piazza nella lotta al carovita, e invitano tutti i consumatori, come avvenuto nei precedenti scioperi indetti, ad astenersi dall’acquistare e consumare, per l’intera giornata del 18 settembre prossimo, pane e pasta, e a risparmiare su energia elettrica, gas e carburanti.
“Intendiamo richiamare l’attenzione – dichiarano i Presidenti delle 4 Associazioni Pileri, Lannutti, Rienzi e Trefiletti – sull’emergenza prezzi soprattutto per i generi alimentari e i prodotti energetici. Due beni primari e insostituibili, che rappresentano la spesa più considerevole per le famiglie, e che drenano risorse, comprimendo così tutti gli altri settori commerciali e produttivi, con un grave danno per l’economia del Paese. Rispetto all’anno scorso, un chilo di pane costa il 16% in più, uno di pasta il 26%. Un litro di gasolio si paga quasi il 20% in più del 2007, uno di benzina il 10%. E dal 2001 ad oggi, i prezzi sono letteralmente raddoppiati. Un saccheggio nelle tasche dei consumatori, vittime di rincari folli e speculativi”.
Allo “Sciopero della Pagnotta”, con Intesaconsumatori, scenderanno in piazza anche Codici e la Associazione Europea dei Consumatori Eco. Intanto i Presidenti dell’Intesaconsumatori propongono a tutte le altre Associazioni di realizzare un’alleanza che trasformi il 18 settembre in una svolta economica e sociale, che veda tutti uniti contro il carovita.
“Lo sciopero della pagnotta – continuano i Presidenti – deve vedere tutti gli italiani assieme, per chiedere al Governo e commercianti di cambiare registro. E lo vogliamo fare anche insieme alle altre Associazioni, che condividono il fatto di trovarci in una emergenza recessiva.”
Infine, Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori rinnovano la richiesta di un incontro con il Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi, per valutare la necessaria realizzazione di interventi congiunturali e strutturali nei diversi settore dell’economia e interventi mirati sui carichi fiscali, soprattutto di prodotti e servizi energetici.

venerdì 21 marzo 2008

Benzina e gasolio a prezzo ridotto


Federconsumatori ha sempre evitato di dare indicazioni circa i luoghi dove si possano fare acquisti a prezzi ridotti per non incappare in accuse di accordi poco trasparenti e speranzosi che il libero mercato possa, tramite i meccanismi concorrenziali, fornire i prezzi migliori ai clienti.

Le evidenti speculazioni in campo petrolifero ci hanno portato a voler infrangere l'impegno a dare indicazioni commerciali esplicite.

A tal fine è disponibile sul sito nazionale l'elenco delle cosiddette "pompe bianche". Si tratta di stazioni di rifornimento indipendenti dove è possibile risparmiare 5-6 centesimi di euro al litro.

Il minor prezzo è reso possibile grazie all'acquisto da parte di queste stazioni nel mercato "extrarete".

La lista che offriamo può essere soggetta a delle variazioni, invitiamo inoltre i cittadini a segnalarci errori, omissioni o aggiunte, o comunque qualsiasi informazione utile all'indirizzo di posta elettronica federconsumatori@federconsumatori.it

La lista è in continuo aggiornamento ed è disponibile CLICCANDO QUI

lunedì 10 marzo 2008

Aumento prezzi chiama il numero verde 800.955.959



Molti di voi avranno sentito parlare della nuova figura di Mister Prezzi. Il suo nome è Antonio Lirosi ed è il "garante dei prezzi" istituito dal governo Prodi a tutela e controllo dell'andamento prezzi sul mercato al consumo in Italia.

Questa nuova figura ha quindi il compito di monitorare a valutare l'andamento inflazionistico, spesso oggetto di controversie sui dati pubblicati dall'Istat e sulla composizione del "paniere".

Sono oramai 6 anni che Federconsumatori denuncia aumenti inflazionistici tanto evidenti quanto gravi che l'organo statistico ufficiale non ha rilevato.

Sono anni che Federconsumatori chiede che vengano messe in atto politiche economiche utili a contenere la perdita di potere d'acquisto che attanaglia i cittadini italiani dall'entrata in vigore del'Euro.

Sono anni che chiediamo ad esempio una filiera corta sui beni alimentari o farmaci in confezione monouso.

Sono anni che critichiamo i metodi di rilevazione statistica ufficiale.

Sono anni che riceviamo continue lamentele da parte dei cittadini a cui spesso non possiamo offrire soluzioni rapide e soprattutto efficaci!
Spesso (quasi sempre) siamo vincolati da un libero mercato che in barba alle teorie liberiste non decolla in una reale concorrenza, ma al contrario è arroccato in propria difesa da gruppi di potere ben strutturati e protetti.
Non è accettabile che le teorie del libero mercato con i loro presunti effetti benevoli per gli acquirenti siano solo la lezione da imparare per strappare un buon voto all'Università.

A questi compiti è chiamato a dare risposte Mister Prezzi.

Pertanto invitiamo tutti i consumatori italiani a segnalare gli aumenti quotidiani direttamente a Mister Prezzi al seguente NUMERO VERDE 800.955.959 operativo dal lunedì al venerdì dalle h. 09,00 alle 15,00.

Invitiamo inoltre le Authorities che hanno istituito tali servizi di contatto diretto con i cittadini (es. il numero dell'Antitrust 800.166.661) ad ampliare tali servizi, sia in termini di addetti che nell'orario. Sarebbe questa una occasione concreta per i nostri governanti di dare riscontri efficaci tanto ai consumatori quanto ai giovani disoccupati, magari vittime stesse di un mercato del lavoro precario e non remunerativo.

martedì 5 febbraio 2008

Coldiretti Piemonte l'opinione sui prezzi


Riportiamo la posizione di Coldiretti Piemonte sulla trasparenza dei prezzi degli alimenti

Il link diretto QUI

“Trasparenza sui prezzi, per evitare truffe e speculazioni”

Sono state centinaia i cittadini che hanno firmato per sostenere la Coldiretti nella battaglia per ottenere l’etichettatura trasparente per le carni di suino e di coniglio.
Una nuova iniziativa promossa da Coldiretti e partita dal Piemonte, da Torino, con un’imponente manifestazione che ha portato nel centro storico maiali e conigli.
Obiettivo sensibilizzare il consumatore sull’importanza di sapere cosa arriva ogni giorno sulla sua tavola e il diritto alla rintracciabilità anche per due settori in evidente crisi come quella che sta coinvolgendo il settore suinicolo e quello cunicolo.
L’inflazione sale anche per effetto della moltiplicazione dei prezzi dalla produzione al consumo che è divenuta insostenibile in molti settori come la carne dove dalla stalla alla tavola si verificano aumenti dalle oltre cinque volte per il coniglio (+400 per cento) e fino alle venti volte dal maiale al prosciutto (+1900 per cento).
Agli allevatori i maiali vengono pagati appena 1,25 euro il chilo, una quotazione così bassa che non riesce a coprire i costi di produzione.
Il prezzo della carne di maiale, passando dalla stalla alla tavola, si moltiplica per cinque se si acquista la braciola, per dieci se si compra il salame e fino ad oltre venti volte quando è il prosciutto a finire nella busta della spesa.
Stessa crisi anche per gli allevamenti di conigli: a fronte di un prezzo medio di 1,5 euro riconosciuto agli allevatori, la carne di coniglio viene pagata dai consumatori otto euro il chilo; il valore, nei passaggi della filiera, dalla stalla alla tavola, lievita del 430 per cento. A questo punto diventa facile pensare come un tale divario presente nella distribuzione metta a rischio i bilanci degli allevamenti cunicoli.
In Piemonte, secondo la Relazione annuale di attività dei servizi veterinari, l’anagrafe zootecnica conta 2.215 aziende che allevano suini, per un totale di 1.258.224 capi. In provincia di Torino le aziende sono 395, con 203.315 capi; Cuneo conta 1.137 aziende con 874.132 capi; Alessandria ha 209 aziende con 47.739 capi; Novara registra 136 imprese con 64.898 capi; Asti ha 124 allevamenti con 18.878 capi; Verbania registra 121 aziende con 633 capi; Vercelli conta 51 allevamenti con 17.650 capi; Biella ha 42 imprese suinicole con 30.979 capi.
Per i conigli, secondo Piemonte in cifre 2007, annuario statistico regionale, nella nostra Regione vengono allevati 880.804 conigli: le tre province con il maggior numero di capi sono Cuneo, con 699.784; Torino, che ne registra 93.100 e Novara, che conta 49.670 capi.
“Questa iniziativa è volta a ridurre la forbice dei prezzi dalla stalla alla tavola che mette a rischio la produzione Made in Italy di carne e salumi e il loro consumo da parte delle famiglie italiane che hanno dovuto ridurre di circa il 3 per cento gli acquisti familiari su base annua. – hanno affermato il presidente e il direttore della Coldiretti Piemonte Giorgio Ferrero e Bruno Rivarossa - Nel corso della manifestazione è stata avviata la raccolta di firme per la petizione popolare a sostegno dell’indicazione obbligatoria dell’origine sull’etichette delle carni di maiale e di coniglio per garantire la trasparenza e sono state rese disponibili informazioni su prezzi, produzione e consumi nonché consigli per gli acquisti, con l'obiettivo di evitare i rincari e le speculazioni in agguato a danno degli allevatori e dei consumatori. Oggi hanno firmato in tanti, esattamente come è successo per le nostre altre iniziative, questo è il segnale che l’attenzione dei consumatori sulla qualità è sempre molto alta”.
Tutti coloro che si sono recati in piazza Palazzo di Città a Torino, oltre a firmare a sostegno della richiesta di etichettatura obbligatoria per le carni di maiale e di coniglio, sinora sottopagate al produttore e poi vendute a peso d'oro al consumatore, hanno potuto anche fare acquisti nelle oltre sessanta bancarelle dei produttori che effettuano vendita diretta e acquistare frutta e verdura di stagione, salumi, formaggi e yogurt, vino, pane, pasta, riso, miele, fiori e il latte crudo direttamente dal distributore automatico dell’azienda agricola di Elio Versino, di Giaveno.
“Proprio alla carne vengono destinati 106 euro dei 467 spesi in media ogni mese dalle famiglie per l’alimentazione – hanno continuato il presidente Ferrero e il direttore Rivarossa - questo significa che è necessario lavorare per rendere più trasparente e diretto il percorso del prodotto con l'etichetta di provenienza, ma che è anche necessario intervenire sulle filiere inefficienti che perdono valore senza ritardare le necessarie ristrutturazioni.”

lunedì 21 gennaio 2008

Torino, nei bar aumenti vietati nelle serate con spettacolo. Il commento di Federconsumatori


I gestori dei bar di Torino non potranno più aumentare i prezzi del proprio menù nelle serate di spettacolo, né imporre il pagamento di un biglietto. A deciderlo un'ordinanza dell'assessore comunale al Commercio Alessandro Altamura che regola il settore. I bar saranno sollevati dall'obbligo di richiesta di autorizzazioni per l'organizzazione di piccoli intrattenimenti musicali senza ballo (resta tuttavia invariato l'obbligo di pagamento della tassa Siae), ma non potranno sfruttare i miniconcerti o comunque la musica per appesantire i conti dei clienti.

Per i locali si tratta di una piccola rivoluzione che aumenterà l'attrattiva delle serate in città, fatto salvo il rispetto delle vigenti disposizioni in materia di sicurezza, prevenzioni incendi e inquinamento acustico. Soddisfatti i consumatori. Per Giovanni Dei Giudici, responsabile di Federconsumatori Torino "si tratta di un'ordinanza condivisibile sia perché renderà più dinamica la città sia perché vieta l'aumento dei prezzi". "Tuttavia bisogna stare attenti - avverte -: affinché i locali non si trasformino in sale da ballo con annesso disturbo alla quiete pubblica, bisognerà garantire adeguati controlli".



Fonte QUI

martedì 8 gennaio 2008

Prezzi: una situazione insostenibile


Pubblichiamo quanto ricevuto dalla sede nazionale in merito all'insostenibile situazione dei prezzi e del galoppante costo della vita.

La situazione delle famiglie italiane sta diventando ormai insostenibile, anche alla luce degli ulteriori incrementi previsti dal 1° Gennaio.

È necessario che si continui a intervenire sui processi di liberalizzazione, soprattutto in tema energetico, fondamentalmente attraverso un incremento delle importazioni di gas naturale e l’ampliamento della platea di fornitori di luce e di gas.

Inoltre, per contrastare i prospettati aumenti ed il perpetrarsi della drammatica condizione delle famiglie, si rendono necessari una serie di interventi sul fronte delle verifiche e dei controlli, su quello dell’ intervento su prezzi e tariffe e su quello dell’informazione ai cittadini.

Sul primo versante, quindi, bisogna mettere in campo una serie di verifiche e controlli, al fine di evitare speculazioni sempre presenti nelle varie filiere, da quelle dell’alimentazione a quelle dell’energia (pane, pasta, benzina, gasolio, ecc).

Sul secondo versante, ecco una serie di proposte su cosa le Istituzione debbono fare:

- si prema sulla BCE perché non aumenti il tasso di sconto, al fine di evitare un aumento delle rate dei mutui a tasso variabile;

- si renda possibile una riconversione gratuita per mutui a tasso variabile, trasformandolo in fisso;

- si ricostituiscano ingenti fondi per mutui a tasso agevolato in favore delle giovani generazioni;

- si blocchino gli aumenti dei prezzi dei treni per i pendolari;

- si ampli la vendita di tutti i farmaci di fascia C presso la grande distribuzione;

- si acceleri il processo di vendita dei carburanti presso i grandi centri commerciali;

- si costituisca in ogni paese ed in ogni città, coerentemente con il concetto di filiera corta, spazi autonomi per la vendita diretta dei prodotti agro-alimentari;

- si intervenga sul carico fiscale dei carburanti, per evitare che l’erario speculi sugli ingenti aumenti dei costi delle materie prime (essendo la tassazione dell’Iva in percentuale);

- si diano da parte degli Enti locali indicazioni alle aziende municipalizzate di non ritoccare le tariffe dei servizi pubblici;

- si determinino da l° gennaio le tariffe sociali: da parte del Governo, per quanto riguarda i consumi elettrici e, da parte degli Enti locali, per i consumi di gas, al fine di agevolare le famiglie bisognose;

- si intervenga sul carico fiscale, anche attraverso il recupero del Fiscal Drag, sul reddito fisso, per ricostruire la perdita del potere d’acquisto;

Per quanto riguarda infine il versante dell’informazione ai cittadini, bisogna intervenire sia in relazione ai dati che l’ISTAT fornisce al Paese, che devono essere ampliati anche attraverso la costituzione di panieri differenziati per fasce sociali e redditi, sia implementando i progetti d’informazione ai consumatori sui prezzi dell’intera filiera agro-alimentare, come “Sms consumatori”.


Fonte QUI

lunedì 7 gennaio 2008

Prezzi e Istat la saga continua


Adusbef e Federconsumatori, dopo i clamorosi errori nella definizione del tasso di inflazione nel 2002, che affermavano addirittura una discesa rispetto all’anno precedente del tasso di inflazione da 2.7 a 2.5, mentre tutte le famiglie italiane soffrivano un pressoché raddoppio dei prezzi in concomitanza con il cambio Euro/Lira a causa di manovre anomale e speculative in assenza di verifiche e controlli con il beneplacito del Governo di allora non vorremmo si ripetesse la stessa storia, cioè che in presenza di massicci aumenti, soprattutto per i beni di largo consumo e per i prodotti energetici, l’inflazione scendesse dal 2.1 del 2006 all’1.8, come oggi recita il comunicato dell’Istat.

Siamo di fronte, quindi, ad una questione molto grave, che va verificata con la massima attenzione, poiché troppo rilevante ed importante è il tasso d’inflazione formale, che fa riferimento a parametri economici fondamentali come i tassi bancari, gli affitti, i rinnovi contrattuali ed infine, cosa delicatissima, la rivalutazione delle pensioni.

Noi riteniamo, e lo confermano i nostri dati a consuntivo nei vari settori del mercato, che il tasso di inflazione nel 2007 sia decisamente più elevato. Si può stimare ben oltre la soglia del 3% (3,4 – 3,5 % su base annua), pari a maggiori spese per 994 euro per le famiglie (senza contare, doverosamente, l’aumento dei mutui a tasso variabile che ha inciso rovinosamente sui bilanci familiari).

Si tratta perciò di riorganizzare finalmente l’Istat, per migliorarne ruoli e funzioni, intervenendo su tre questioni fondamentali:

· voci del paniere e relative scadenze, più aderenti alla reale spesa delle famiglie;

· pesi quantitativi delle voci del paniere, sempre per una migliore aderenza alla realtà familiare;

· assoluta accuratezza delle rilevazioni dei prezzi a livello territoriale. Qui è notevole la discrepanza tra le nostre rilevazioni e quelle ufficiali.


fonte qui


I dati Istat sono ben spiegati qui

mercoledì 29 agosto 2007

Caro scuola

Ci sono delle questioni tipicamente stagionali e tipicamente irrisolte. Una di queste è il "caro scuola", ovvero la sempre più ingente spesa per l'acquisto di libri, zaini, quaderni, penne e quant'altro di necessario per una corretta frequenza delle lezioni.


E' un problema che si articola su due piani.

Il fronte dei libri scolastici che vengono spesso rinnovati cambiandone parti insignificanti con aumenti però significativi dei testi ed impedendo l'uso dei testi usati.

Secondo fronte quello del kit scolastico il cui costo finale tende a lievitare a causa dell'effetto moda che i ragazzi subiscono dalla pubblicità e dall'emulazione degli altri.


L'Antitrust a promesso di fare gli opportuni accertamenti per verificare se esiste un "cartello" tra gli editori.


Pubblichiamo quanto ricevuto dalla sede nazionale in merito al "caro scuola".

Il link diretto è qui


"Come ogni anno, dalle pubblicità televisive irrompenti che sponsorizzano materiale scolastico ai banchi dei supermercati e delle cartolibrerie che traboccano di astucci e quaderni, è facile rendersi conto che è arrivato il periodo di rinnovare il corredo scolastico.

Infatti, nonostante sia possibile per i genitori risparmiare su alcuni articoli facendo utilizzare ai ragazzi quelli dell’anno precedente, le tendenze e le varie pubblicità condizionano ad insistere perché ogni anno vengano rinnovati gli articoli scolastici.

Quindi, oltre alla consistente spesa per i libri, stimabile intorno a 320 € causa un aumento del 5% rispetto alle spese del 2006, i genitori si ritrovano ad affrontare un’elevata spesa, aggravata ulteriormente dai rincari registrati annualmente dal nostro osservatorio nazionale.

Per questi accessori, infatti, la spesa media complessiva, che varia a seconda dell’età del ragazzo, è calcolata in 377 €, con un aumento del 7,2% rispetto al 2006.

Per una famiglia quindi la spesa complessiva sarà di 697 €, 40 € in più sul 2006, pari ad un aumento del 5,7%.

Adusbef e Federconsumatori consiglia comunque di effettuare i propri acquisti presso i supermercati e/o ipermercati in quanto si potrebbe risparmiare fino a circa il 25%.

Per quanto riguarda la spesa dei libri, oltre al solito invito che facciamo alle Istituzioni preposte a non promuovere nuove edizioni effettuando un cambio minimo del contenuto o della copertina, consigliamo che venga utilizzato al meglio e al massimo il mercato dell’usato."


Caro scuola

2006


2007


var. % 2006/2007


super/ipermercato

cartolibreria

super/ipermercato

cartolibreria

super/ipermercato

cartolibreria








ASTUCCIO (pieno )

18,50

23,90

20,10

25,00

9%

5%








DIARIO

10,50

12,90

11,40

13,50

9%

5%








QUADERNO

1,60

2,20

1,870

2,30

6%

5%








ZAINO MARCA

45,90

52,90

49,90

57,00

9%

8%








ZAINO MEDIO

27,50

36,90

29,70

39,00

8%

6%








MATITE COLORATE DA 12

5,50

7,90

5,90

8,80

7%

11%

giovedì 2 agosto 2007

Aumento prezzi di pane e pasta


Il tormentone dell’estate 2007 non è una canzone, ma la minaccia di aumenti sui prezzi di pane, pasta e dolci, a partire da Settembre.

Secondo l’Unione Industriale Pastai Italiani gli aumenti saranno nell'ordine del 20%.

Alla base dei rincari, secondo quanto riferisce Federalimentare, c’è l'aumento del prezzo dei cereali del 60% nell'ultimo anno che si è ripercosso sulle farine. Ad aggravare la situazione sono i raccolti scarsi, quote crescenti di cereali destinate alla produzione dei biocarburanti e sottratte all'industria alimentare, speculazione finanziaria. Sono queste, secondo le associazioni dell'industria alimentare, le cause dell’aumento dei prezzi dei cereali.

Secondo la Federconsumatori Piemonte Onlus, invece, queste motivazioni non reggono e gli aumenti paventati sono eccessivi. Nel caso della pasta e dei dolci la materia prima influisce sul prezzo in misura molto limitata, il Presidente della Col diretti, Marini, afferma che 3 centesimi per ogni euro vanno a pagare il grano prodotto dagli agricoltori. Sempre lui ci spiega che dal grano al pane il prezzo moltiplica da 13 a 26 volte e per i dolci anche più di 33 volte.

Il costo del grano oggi è lo stesso degli anni ‘80, nel momento in cui il prezzo del grano dopo anni di continui cali subisce un aumento, si cerca di speculare. Oggi però tutti sappiamo che con un chilo di grano (circa 20 centesimi al chilo) si produce con la trasformazione in farina e con l'aggiunta di acqua, un chilo di pane che viene venduto a € 2,50 al chilo per il pane comune fino a più di € 5,00 al chilo per altri tipi di pane….senza parlare dei dolci.

A questo punto è chiaro che il tentativo è quello di speculare ancora una volta colpendo i consumatori su cibi di prima necessità: la dieta mediterranea per gli italiani non è una moda bensì la dieta quotidiana e aumentare il prezzo del pane e della pasta vuol dire gravare su TUTTI i consumatori.

Da questa manovra gli agricoltori non percepiscono maggiori guadagni, i consumatori ci rimettono, resta solo l’industria a ricavarne un guadagno e questo ci sembra assurdo ed ingiustificato.

lunedì 16 luglio 2007

Indagine nazionale sul prezzo dei farmaci


Riportiamo gli stralci salienti della recente indagine condotta da Federconsumatori nazionale circa l'andamento dei prezzi dei farmaci di fascia C (OTC e SOP)

"...il nostro Osservatorio Nazionale Prezzi e Tariffe effettuando un campionamento statistico, ha monitorato e confrontato il prezzo di 20 farmaci da banco di largo consumo da parte dei cittadini consumatori in 17 capoluoghi di Regione nella settimana dal 12 al 17 Marzo 2007, e sono stati rilevati ed elaborati i dati di ben 80 farmacie private, 23 farmacie comunali e 31 parafarmacie, di cui 18 private e 13 dei supermercati , per un totale complessivo pari a 134 punti vendita.
Sotto il profilo metodologico l’inferenza statistica per la selezione del paniere della top twenty è avvenuta secondo una modalità di selezione mista: da una parte avvalendoci del campionamento ragionato (judgmental sampling) abbiamo individuato i 2/3 delle confezioni OTC, che risultano essere quelli più venduti, con un maggiore volume ed impatto di spesa, a fronte dei dati attinti alla nota del CERM, pubblicata dal Ministero della Salute nell’Ottobre 2006. La restante rilevazione è avvenuta con campionamento probabilistico (probabilistic sampling), garantendo la rappresentabilità di farmaci di largo utilizzo secondo un alto livello di fiducia o confidenza. Purtroppo in alcuni casi la mancata collaborazione nel fornire e compilare il questionario da parte di alcune Regioni non ha consentito un campionamento più equilibrato, esteso a tutta la Nazione.Resta il fatto che i dati raccolti sortiscono comunque un esito molto interessante, che aiuta a dare una lettura corretta ai quesiti soprariportati.Da questa 1° indagine nazionale emerge che lo sconto medio nelle farmacie si è attestato attorno al 8,54%, mentre nelle parafarmacie è stato del 15,79% su un paniere di una ventina di farmaci da banco per un costo di prezzi di listino di € 163,30; va precisato che in genere 1/2 farmaci non erano presenti nelle parafarmacie, questo elemento non inficia il valore tendenziale dei dati.Scorporando ulteriormente i dati delle percentuali medie di sconto, compiendo un ulteriore passo in avanti, ne deriva che le farmacie comunali registrano uno sconto del 9,47% maggiore rispetto alle farmacie private che si attesta al 6,85%.La forbice risulta senz’altro più ampia per le parafarmacie; difatti quelle dei supermercati effettuano uno sconto pari a 20,62% , percentuale notevolmente più alta rispetto alle parafarmacie private che attuano uno sconto del 9,12%, molto simile a quello effettuato nelle farmacie comunali. Ovviamente bisogna tenere conto del fatto che trattasi di piccoli negozi, che da poco si stanno immettendo sul mercato con la vendita di farmaci.Passando a scandaglio i dati delle singole città monitorate al fine di sortire una lettura completa e per avere un quadro più chiaro delle tariffe applicate su base regionale, da cui emergono differenti sconti tra farmacie private/comunali e parafarmacie private/nei supermercati abbiamo:a Torino (Piemonte) si va da uno sconto medio della farmacie private di 5,68% al 10,34% delle farmacie comunali, per quanto concerne le parafarmacie, quelle private effettuano uno sconto del 12,52% quelle dei supermercati del 22,08%..."
..."Mettendo a confronto i dati delle medie di sconto nei capoluoghi regionali si registra che le farmacie, che effettuano uno sconto maggiore si trovano: in testa su tutte a Roma (18,22%), seguita da Napoli (14,43%), da Matera (13,83%) e da Trento (11,06%).Argomentando a contrariis emerge che le farmacie che effettuano uno sconto minore, ovviamente rispetto ai farmaci presi a campione sono rispettivamente le farmacie di Treviso (2,19%), di Bari (3,89%) e di Milano (4,70%).Sul versante delle parafarmacie ad interfacciare gli sconti più bassi di Firenze (7,50%), di Sassari (8,24%) e di Palermo e di Treviso (10,02%), abbiamo in pole position Trento (25,57%), poi Genova (24,19%), seguita di pari passo da Perugia (24,17%)Ne deriva, con procedimento induttivo che con l’introduzione della legge sulle liberalizzazioni , ad un anno dall’apertura dei corner della salute si è creato un circolo virtuoso che ha consentito di innescare una dinamica concorrenziale con abbassamento deiprezzi, e sconti maggiori anche nelle farmacie. Da questa I° indagine si evince che i cittadini consumatori hanno accolto favorevolmente le opportunità di scelta e risparmio introdotte lo scorso anno dal Governo.Le diversità da città a città negli sconti riflettono anche il fatto che in diversi casi le parafarmacie al momento della rilevazione o non erano presenti su quel territorio o si dimostravano ancora poco influenti nelle dinamiche competitive in quanto aperte solo di recente, pertanto poco conosciute."


Istat giugno 2007


L'Istat ha reso note le variazioni dell'inflazione per il mese di giugno 2007. Su base annuale si è rilevata un aumento del 1,7% relativo al paniere comprensivo dei tabacchi e dell'1,6% senza i tabacchi valore utile per il calcolo degli aumenti degli affitti

Qui il pdf riassuntivo di tutti i dati